mercoledì 25 agosto 2010

Su Facebook tre milioni di «fantasmi»


Una recente analisi ha calcolato che su Facebook «esistono» tre milioni di morti. Si tratta dei profili abbandonati, dimenticati o appartenuti a persone decedute. Oltre l’1% dei profili attivi su Facebook appartiene a persone decedute e dal momento che gli utenti hanno raggiunto quota mezzo miliardo, sul social network sono presenti milioni di «fantasmi». Facebook ha preso in considerazione la questione e dall’ottobre dell’anno scorso mette a disposizione degli iscritti un formulario che permette di segnalare la dipartita di un amico, poi ai familiari viene dato l’accesso al profilo. 

E c'è un modulo apposito, chiamato modulo di decesso: "Rendendo un account commemorativo, verranno rimosse alcune informazioni riservate e la privacy verrà impostata in modo che solo gli amici confermati possano accedere al profilo o trovarlo nelle ricerche". Nelle ultime settimane, Stéphane Koch, consulente informatico a Ginevra, ha deciso di fare una sorta censimento dei morti su Facebook. Calcolando che circa cento milioni di profili sono spam e moltiplicando il resto per 0,83% (ossia il tasso di mortalità mondiale stimato dalle Nazioni Unite), Koch arriva a un totale di 3.320.000 morti.


Alcune ditte statunitensi si sono specializzate nella «pulizia» dei dati degli utenti deceduti. Tramite il versamento di una quota che va da 10 a 30 dollari l’anno, AssetLock.net o Deathswitch.com, propongono di raccogliere in una cassaforte virtuale le parole d’ordine, dati bancari, avatar, segreti vari e ultime volontà. A seconda delle opzioni scelte, le informazioni vengono poi distrutte o conservate. Tuttavia, ricorda Koch, non è possibile garantire che si possa sparire completamente dalla rete. Per non parlare dell’interrogativo su cosa accade alle e-mail dopo la morte, in quanto la maggior parte degli utenti gestisce le proprie vite attraverso le e-mail. 

Una soluzione potrebbe essere avere due indirizzi di posta elettronica: uno dove immagazzinare le informazioni da lasciare in eredità, e la cui password deve essere conosciuta da membri selezionati della famiglia, e un altro per la propria vita privata. In modo che in caso di morte improvvisa, moglie e figli sappiano qual è lo stato del conto corrente bancario e delle polizze assicurative. E se non avete condiviso la vostra password, ma avete un account su Gmail o su Hotmail, i parenti prossimi possono ancora accedervi, ma solo dopo una procedura burocratica lunga e complessa.

Fonte: Il sussidiario

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