martedì 8 febbraio 2011

Moige: solo 4 ragazzi su 10 sanno impostare la privacy su Facebook


In occasione del Safer Internet Day 2011, la giornata europea dedicata alla sicurezza in Rete, Moige - movimento genitori e Trend Micro, azienda leader nella sicurezza informatica, presentano i risultati emersi da un’indagine con focus group di genitori, durante il quale sono stati discussi ed approfonditi i comportamenti in Rete di genitori e figli, i pericoli percepiti, i controlli e le misure di protezione adottate.

“Tra i social network 9 ragazzi su 10 preferiscono Facebook, ma solo il 40% conosce le impostazioni per la privacy. Meno di 8 genitori su 100 utilizzano il parental control per la sicurezza dei pc. La preoccupazione maggiore resta il problema della pedofilia on line per quasi 7 adulti su 10”. Da un’indagine commissionata da Moige - movimento genitori e Trend Micro emerge un’attitudine dei ragazzi italiani ad un uso libero della Rete, a cominciare da Facebook (oltre l’82% tra i 15 e 16 anni). 

I genitori appaiono impreparati e disorientati ad affrontare i possibili rischi. La maggiore preoccupazione degli adulti (57%) sono i contatti indesiderati e la principale forma di prevenzione e difesa è il dialogo: 6 genitori su 10 si limitano a parlarne genericamente. Dalle interviste condotte emerge in generale uno scenario in cui il Web è ormai un ambiente fondamentale di riferimento per genitori e figli, che stimola e incuriosisce e del quale ormai “non si può fare a meno”: “c’è tutto il Mondo”.  

L’uso di Internet va molto oltre il gioco e la ricerca didattica, è diventato il prerequisito dell’entrata nel mondo dei Social Network, parte ormai della “vita contemporanea”. Il genitore non ostacola e spesso favorisce un approccio precoce anche con l’intento di favorire l’adattamento e integrazione dei figli alle nuove modalità di comunicazione e relazione sociale.


I Social Network sono molto apprezzati dai ragazzi italiani: l’82,9% nella fascia tra 15 e 16 anni, e il 74,3% in quella 11-14. Anche un 20% dei più piccoli non è indifferente. La sensazione di pericolo dei genitori riguardo l’uso del Web da parte dei minori è abbastanza relativa, e scaturisce solo da eventi di cronaca o da informazioni provenienti da fonti autorevoli, presumibilmente incentivata da una scarsa conoscenza effettiva dei pericoli “non so neanche bene cosa devo controllare, mi fido di mio figlio”. 

La fiducia nei comportamenti dei figli in Rete è infatti piuttosto elevata (6,79 in una scala da 1 a 10). Anche i bambini e i ragazzi, del resto, manifestano una radicata convinzione (8,3 in una scala da 1 a 10) che “i genitori si fidano dei miei comportamenti online”. Prevale dunque un “controllo ambientale generico”, basato su una selezione di tempi e possibilità di utilizzo della Rete e su un generico ricorso al dialogo, nella quasi totale assenza di software specifici e funzioni di “Parental Control”. 

Le misure di controllo e prevenzione adottate dai genitori, di fatto, non sembrano tra le più severe ed efficaci: 6 genitori su 10 (60%) si limitano a parlare genericamente dell’argomento con i propri figli, 4 su 10 (43%) navigano insieme a loro (ma solo il 28,1% se i figli hanno 15-16 anni) e solo 3 genitori su 10 (33,3%) condividono la scelta dei siti da visitare.



Il 40% controlla periodicamente siti visitati e le attività online, mentre pochissimi, solo 8 genitori su 100 (7,8%), utilizzano le funzioni di Parental Control messe a disposizione dai software di sicurezza. I siti di Social Network sono percepiti come un’area sensibile dal punto di vista dei rischi. Nonostante questo, non vi è una chiara consapevolezza da parte degli adulti di come fare per evitare i pericoli e proteggere le informazioni in Rete: prevale un generico “ci sono tutti e lo utilizzano tutti”, nella convinzione che “il divieto non funziona, bisogna insegnare ai ragazzi come comportarsi”. 

L’utilizzo di questi mezzi, inoltre, non è accompagnato da una adeguata consapevolezza dei pericoli per la privacy e da una sufficiente conoscenza delle necessarie misure di protezione. Ad esempio, solo 3 adulti (30%) e 4 ragazzi su 10 (40%) sanno come impostare le regole di privacy su Facebook. 

Messi di fronte all’ampia articolazione dei pericoli della Rete, come ad esempio pornografia, pedofilia, cyber-bullismo e giochi d’azzardo, i genitori tendono a concentrare la sensazione di rischio nei “contatti indesiderati con sconosciuti”, temuti nel 56,7% dei casi e soprattutto verso la pedofilia legata all’intrusione di malintenzionati nei social network e considerata fonte di preoccupazione da quasi 7 genitori su 10 (67,8%).


Limitata la percezione del rischio verso i giochi d’azzardo e acquisti impropri: “basta non dare in mano una carta prepagata ai ragazzi”, infatti meno di 4 genitori su 10 (34%) se ne preoccupano. La preoccupazione dei genitori cresce con la consapevolezza che la condivisione di immagini, video, informazioni personali, indirizzi, giochi e altro è ormai un’abitudine massiccia e poco controllabile. 

Ad esempio, tra i ragazzi della fascia dai 15 ai 16 anni, la pubblicazione delle foto personali e dei familiari raggiunge l’81,4%, come la rivelazione del luogo dove vanno a scuola (62,9%), o gli eventi a cui partecipano (51,4%), o i luoghi frequentati (30%). Nel pentolone di Internet le fantasie dei genitori si concentrano pertanto su una generica idea di “contatti insidiosi o indesiderati”, ricorrente è la citazione di episodi paragonabili alle cosiddette “caramelle da uno sconosciuto”, il tutto trasferito in un contesto di nuove e insidiose tentazioni: “gli dico sempre che non devono rispondere o accettare l’amicizia di persone che non conoscono”. 

Di fronte al pericolo dei contatti con sconosciuti il dialogo tra genitori e figli appare come unica forma di prevenzione e difesa fondamentale, ma non sufficiente e che denota soprattutto una mancanza di veri “punti di riferimento”. Emerge quindi, conclude il Moige, la necessità di una strategia di controllo e di un’attività di formazione per genitori e figli all’interno della scuola.

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