martedì 27 luglio 2010

Fake, attenzione ai falsi profili delle forze dell'ordine che sono su Facebook


I profili falsi sono ormai fenomeno affermato in facebook, gente che si costruisce un profilo fake, cioè una falsa identità a fini personali. Esistono su Facebook dei profili riconducibili alle forze dell'ordine, ma che in effetti non hanno nulla a che fare con essi. Per logica non possiamo segnalarli qui, dato che sarebbe una espressa violazione, ma vogliamo soltanto mettervi in guardia. Non è semplice riconoscerli, ma nemmeno impossibile: presentano solitamente foto non personali o ritoccate.

In linea di massima è sempre bene diffidare dalle richieste d'amicizie di sconosciuti che presentano profili 'anomali', anche se si hanno amicizie in comune. Il fenomeno dei fake è una tra le maggiori spine nel fianco di Facebook, al quale è difficile porre rimedio, se non con la collaborazione degli stessi utenti. Facebook è in realtà un business network, ma se lo vogliamo considerare come aggretore virtuale di persone, ricordate che dietro quelle persone virtuali ci sono persone reali e molti di essi sono senza scrupoli.


Digitando "fake profils" su Facebook si apre una lista di numerosi gruppi per lo più stranieri, a cui tanti utenti si sono iscritti per denunciare la pratica del falso profilo. Così spulciando fra i post degli iscritti a "I hate fake" e a "stop fake", solo per citarne alcuni, si scoprono una serie di sorprendenti, e anche molto divertenti, immagini di personaggi che sembrano veri, ma non lo sono: si va da Giusepppe Garibaldi a Bill Gates, passando per Papa Ratzinger e Osama Bin Laden.

Spiega il social network: "L'identità autentica è molto importante all'interno dell'esperienza Facebook, il nostro obiettivo è che ogni account Facebook corrisponda effettivamente a una persona reale. Se, da una parte, abbiamo recentemente perfezionato e migliorato i nostri metodi per riconoscere quelli che definiamo duplicati o falsi account, dall'altra crediamo che questo non impatti sul ritorno sugli investimenti che assicuriamo agli inserzionisti. Crediamo inoltre che i casi di falsi "like" non siano così numerosi".

Via: La Repubblica

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