sabato 26 dicembre 2009

Internet non è una zona franca, nuova proposta di legge presentata in Senato


E' il concetto che in queste settimane ci viene ricordato dai politici e dagli operatori del settore. Spesso si pensa che il Web sia il luogo delle libertà assolute. Invece non è così. Istituzione del reato di istigazione ed apologia dei delitti contro la vita e l’incolumità della persona, con l'aggravante per coloro che utilizzano telefono, Internet e social network. Si intitola così una proposta di legge presentata in Senato, che prevede da un minimo di 3 ad un massimo di 12 anni per «chiunque, comunicando con più persone in qualsiasi forma, istiga a commettere uno o più tra i delitti contro la vita e l’incolumità della persona, per il solo fatto dell'istigazione». 

La stessa pena si applica a «chiunque pubblicamente fa l'apologia di uno o più fra i delitti indicati. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica, la pena è aumentata». Abbiamo dunque capito che siamo ormai lontani dalle speranze di libertà assoluta che animavano i primissimi pionieri della Rete. Oggi, comunque, molti concordano con il fatto che non esiste alcun motivo per cui il Web debba essere la fiera dell'illegalità. 

In pratica, per noi internauti, significa che i diritti e i doveri della vita quotidiana verranno applicati e messi in atto anche durante le nostre navigazioni online: quando scriviamo un commento all'interno di un forum o decidiamo di creare un blog o una pagina su Facebook, ad esempio, sarà necessario rispettare la legge. Internet è un mezzo di comunicazione e di diffusione dell'informazione senza concorrenti. Possiamo parlare liberamente e dire tutto ciò che vogliamo in un blog o su Facebook?  

La risposta è chiarissima: no, in Internet non possiamo scrivere tutto ciò che vogliamo, soprattutto se offendiamo qualcuno o istighiamo alla violenza (è espressamente vietato dalle regole del social network). Sono sempre più frequenti i casi di diffamazione avvenuti via internet e social network. Il fatto di potere comunicare usando nickname o profili fake piace tantissimo a chi vuole offendere. Secondo Cloudmark, l'agenzia per la sicurezza della messaggistica su internet, il 40% di coloro che si iscrivono su Facebook sono essenzialmente dei Fake. La libertà di espressione finisce dove cominciano ingiuria e diffamazione. 

In Italia, la diffamazione è già definita giuridicamente dall'articolo 595 del Codice penale. Si tratta di offendere l'altrui reputazione comunicando con più persone. Anche il reato di ingiuria è già previsto, infatti, in base all'articolo 594 del Codice penale, riguarda "Chiunque offende l'onore o il decoro di una persona presente". Insomma, non possiamo offendere qualcuno, dobbiamo esprimere il nostro sdegno in maniera pacata. Se vogliamo che non ci sia diffamazione, dobbiamo citare fatti veri e dimostrabili e senza comunque fare affermazioni pesanti ed offensive.

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